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Perché e quando è nato il concetto di “sviluppo sostenibile”? Cosa è accaduto in questi ultimi 47 anni, cioè tra il 1973, anno in cui ci si è resi conto che il modello economico basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse era insostenibile, e il 2020, oggi, anno in cui sperimentiamo senza equivoci gli effetti del cambiamento climatico e delle sempre più forti ed inique diseguaglianze sociali ed economiche?
Ricostruire il percorso ad ostacoli di questi 47 anni è un modo per essere consapevoli delle difficoltà, delle contraddizioni, dei paradossi, appunto, delle responsabilità e degli interessi in campo.
Quando di parla di sviluppo sostenibile si parla di società, economia e ambiente:
non c’è l’una senza l’altra.
Stiamo procedendo in equilibrio su un filo sottile e non abbiamo più molto tempo. Abbiamo le conoscenze e le risorse ma dobbiamo scegliere.
C’erano conoscenze e risorse già nel 1987 quando fu definito il concetto di “sviluppo sostenibile”. Oggi conoscenze e risorse economiche sono enormi ma si sta ipocritamente in equilibrio senza andare avanti: pensiamo solo alle banche presenti al forum di Davos 2020 che, mentre dichiarano di avere al centro della propria azione l’ambiente, dal 2015 al 2018, hanno finanziato l’industria del fossile con 1400 miliardi di dollari o, pensiamo, all’uso della plastica nella nostra piccola quotidianità o a questi due numeri 1% – 6,9 miliardi: l’1% più ricco al mondo detiene più del doppio della ricchezza posseduta da 6,9 miliardi di persone.
Sostenibilità è forse, oggi, la parola più usata: quante volte la usiamo, la sentiamo…
Dalla metallurgia ai fertilizzanti, dal cellophane al turismo, dall’edilizia ai trasporti, dall’acqua nelle bottiglie di plastica alle abitazioni, dall’energia all’alimentazione, dai trasporti ai rifiuti, tutto…vino, olio, frutta, surgelati, merendine, farmaci, ombretti… PC e cellulari… tutto è sostenibile!
Ma se è tutto così sostenibile perché sentiamo di vivere in una specie di fiction in conflitto con la realtà:
una realtà nella quale essere sempre all’erta, nella quale cercare continuamente soluzioni alternative perché il tormentone della sostenibilità non ci rassicura per niente. Una realtà nella quale ci si sente costantemente minacciati, ogni giorno, da una nuova “fregatura”:
il clima impazzito, le polveri sottili, la siccità e l’acqua inquinata, il miele con i pesticidi e le carni con gli antibiotici, la diossina degli incendi dolosi di rifiuti tossici, le morti sul lavoro, le frodi finanziarie…
Senza equità è difficile pensare di riuscire a invertire la rotta.
Siamo ancora in tempo?
L’intelligenza e la ricchezza presenti nel mondo possono raggiungere l’unico obiettivo che abbia veramente senso: il futuro dell’umanità.
Tutti siamo coinvolti, tutti siamo responsabili, ognuno di noi può fare la differenza.
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