
[…] Ho sempre creduto che mai e poi mai avrei avuto il coraggio di confessare i miei pensieri e le mie azioni. Li tenevo nascosti anche a lui, durante la confessione, e sapevo di commettere un atto impuro, più dei miei stessi peccati. Ma ora, ho voglia di liberarmi, di svelare all’unico uomo di Dio di cui mi fidi, chi sono veramente, e don Carlo, seduto al mio fianco col rosario stretto tra le dita, incredulo e quasi spaventato, ascolta ogni parola che esce dalla mia bocca, facendosi il segno della croce più e più volte.
«A… Adriana… io… a meno che tu non sia sinceramente pentita e convinta che non cadrai mai più in tentazione, io non posso darti l’assoluzione. Ciò che hai confessato è… è…»
«Perdizione, immoralità, perversione, aberrazione, depravazione…»[…]
Adriana, tredici anni. Nata negli anni ’50 è vittima di una severità familiare che va oltre i limiti. Da quando il suo corpo è sbocciato, è pervasa da voglie incontrollabili; una malattia, la sua, che trova sfogo solo nella masturbazione. In seguito nascerà una profonda amicizia con una coppia di sposi che si trasferirà nell’appartamento di fronte al suo e che, in qualche modo, cambierà la sua esistenza. La sua vita sarà sconvolta da un’imprevista gravidanza: non solo dovrà affrontare l’assurda punizione dei suoi genitori ma, una volta che il bambino sarà venuto al mondo, se ne dovrà separare.
