
L’invasione russa dell’Ucraina ha dato il via ad un terribile conflitto che, oltre a seminare morte e distruzione, minaccia di scatenare una pericolosa evoluzione nei rapporti tra Stati Uniti, Russia e Cina. Ben lungi dal rappresentare un fulmine a ciel sereno, la guerra è il prevedibile risultato di uno scontro di potere che, in forme e fasi differenti, ha attraversato la storia dell’Europa dalla fine della guerra fredda. In questo contesto, l’esclusione della Russia dai due più importanti processi politici della nuova epoca – il doppio allargamento dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica – ha posto le premesse per lo sviluppo di relazioni sempre più conflittuali che hanno dissipato, nell’arco di un trentennio, le speranze generate, nel 1989, dalla conclusione pacifica del confronto bipolare. L’Ucraina è diventata il catalizzatore di un confronto caratterizzato dall’opposizione russa alle politiche dell’unipolarismo americano, sostenute e incoraggiate invece dalla “Nuova Europa”, la costellazione di paesi dell’ex-sfera di influenza sovietica (ora membri della NATO e della UE) che condividono con Washington l’obiettivo di disarticolare le relazioni russo-tedesche, trasformando profondamente gli equilibri geopolitici del Vecchio Continente. Non si tratta, tuttavia, di una riedizione della vecchia guerra fredda: malgrado l’ostinata riproposizione di schemi ideologici e valoriali (come l’opposizione tra democrazia e autocrazia), il nuovo contesto del conflitto è caratterizzato dai processi di diffusione del potere su scala mondiale e dall’emergere di un’ampia ed eterogenea contestazione del predominio americano, sullo sfondo di una crisi economica e sociale che attraversa il mondo del capitalismo occidentale.
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