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Nei suoi scritti teorici Brecht afferma decisamente che lo scopo principale del teatro consiste nell’educazione dello spettatore.
Certamente bisogna tuttavia considerare che ogni epoca subisce la propria “inquisizione” e, se lo scienziato del dramma didattico brechtiano Vita di Galileo si deve rassegnare a piegarsi alla chiesa, lo scrittore stesso si trova a fronteggiare un censore politico altrettanto potente: il nazismo.
Tuttavia va considerato che questo non sia l’unico motivo per il quale le tragedie storiche e sociali contemporanee non vengano mai rappresentate in modo diretto ma sempre attraverso similitudini: l’utilità, l’efficacia e la possibilità effettiva di rappresentare un evento catastrofico nell’opera d’arte resta infatti una questione controversa.
Risulta piuttosto evidente che una riproduzione dettagliata di un tale orrore possa condurre, secondo Brecht, ad un risultato del tutto indesiderabile: lo spettatore si troverebbe a percepire una profonda empatia ed un coinvolgimento emotivo che ottenebrerebbero la sua coscienza e la lucida capacità di giudizio.
Una tale rappresentazione si dimostrerebbe non solo dannosa per lo straniamento del Teatro Epico, concepito a fini didattici, ma anche quasi impossibile nella fattiva realizzazione, poichè i particolari di una sciagura sono difficilmente riproducibili in un contesto artistico. Per questo viene prediletto l’utilizzo della parabola, la cui dicotomia strutturale (realtà – analogia) diviene sostanzialmente una tripartizione: il terzo passo viene attuato dallo spettatore o dal lettore che deve riportare nel contesto reale la nuova conoscenza appresa attraverso l’immagine.
La conclusione della riflessione di matrice letteraria, filosofica e psicologica, che prende in esame dettagliatamente l’opera di Brecht sotto punti di vista inediti che coinvolgono ad esempio i principi di Freud, Jonas, Anders, della Arendt o di altri drammaturghi come Dürrenmatt, non offre solo una prospettiva nuova sul Teatro Epico, ma conduce il lettore ad una presa di coscienza attuale sulla reale utilità o possibilità di indugiare nei dettagli del dramma umano anche nell’ambito di un contesto mediatico o artistico moderno che può risultare diverso nei contenuti ma non nei meccanismi comunicativi.
Al giorno d’oggi la rappresentazione del significante non è proporzionata al significato, l’aspetto non tradisce l’essenza e l’apparenza sminuisce e banalizza la vastità dell’effetto. Ecco che una lattina di Zyklon B, l’agente utilizzato nelle camere a gas dei campi di sterminio tedeschi, assomiglierà più ad un inoffensivo barattolo di pelati che ad una cellula contratta dell’olocausto. Una sua rappresentazione non sarà utile ad altro se non a minimizzarla, così come la somministrazione costante e frequente di dosi di “male” nella quotidianità non porterà ad altro che ad una narcosi delle coscienze ed una connivenza con esso.
Ancora una volta il Teatro Epico di Brecht risulta educativo, non solo per i contenuti, ma anche nel metodo che funge da esempio e da contraltare per una pressante realtà dell’immagine.
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