
In questo saggio vibrante e appassionato Stefan Zweig mette a confronto tre grandi della cultura – Friedrich Hölderlin, Heinrich von Kleist e Friedrich Nietzsche – nel loro rapporto col “demone”, ossia il vigoroso, insopprimibile impulso creativo, una forza primigenia che può condurre alla rovina come alla gloria. Secondo l’autore, non si può parlare d’arte prescindendo da questa entità travolgente, sebbene il vero artista sia colui che sa dominarla, conferendole una dimensione terrena. Il maestro viennese sceglie questi tre personaggi in virtù di una loro intima affinità e perché, contrapponendoli, si illuminano a vicenda. Il tratto fondamentale che li unisce è una sorta di “maledizione”, frutto della totale, incondizionata dedizione all’arte sentita come missione, come anelito al divino. Rescisso ogni legame con quella che comunemente s’intende una normale vita sociale – niente mogli, né figli, né averi, né impiego – i tre sono spiriti vagabondi, solitari ed emarginati, disprezzati e sfuggiti, che corrono verso l’autodistruzione in una violenta espansione di sé. Un senso tragico della fine domina la loro esistenza….
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