
Formato: EPUB
Una casa abitata dal dolore, storie nascoste, profumi di limoni Lella parte dalla Germania per tornare al paese di origine dei suoi genitori, in Sicilia, con un solo obiettivo: ottenere la custodia della nipote, l’unico legame rimasto con l’adorato fratello gemello. Ma la famiglia della cognata è pronta a tutto pur di ostacolarla per via di un profondo odio maturato nel passato. Tra paesaggi mozzafiato, il profumo inebriante dei limoneti e misteri celati tra le mura della Casa dei Limoni, una vecchia villa sul mare ereditata dalla madre. Mentre combatte per la bambina, Lella è travolta da rivelazioni sconvolgenti sul passato dei suoi genitori e dai sentimenti che un fascinoso fotografo, incontrato sull’aereo, accende in lei. Un romanzo emozionante che intreccia memoria, lutto, amore e destino, e mostra ai lettori una Sicilia in parte ancora dominata da tradizioni, usanze, convinzioni e dogmi arcaici. Mirabilmente descritti dalla prospettiva di una persona esterna, un racconto che vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Estratto: Perché le nostre famiglie dovevano avere a che fare l’una con l’altra, perché Leonardo doveva incontrare proprio Grazia? Era stato un caso che lui, che cercava solo un lavoro, incontrasse la ragazza più bella e malinconica di tutta la Sicilia. Un caso, tanto improbabile quanto un 6 al lotto. Ma poi era stato estratto anche il numero bonus: lei era una La Macchia. Non erano passati nemmeno tre mesi dalla sua partenza per Palermo che si era presentato di nuovo alla porta. Mamma era fuori di sé per l’eccitazione, si era messa a parlare a vanvera, quasi farneticando. Naturalmente, non del suo nuovo lavoro, per evitare di toccare il tema della Sicilia, ma di altre cose irrilevanti. Aveva sorriso a Leonardo, che questa volta sembrava sprizzare gioia. Io ero ancora arrabbiata con lui, ma sembrava non gli importasse, perché mi aveva attirato più volte a sé, guadandomi con uno sguardo che non conoscevo. La sera lo avevo aspettato nella mia stanza. La mia gola era quasi scoppiata per le tante domande non poste. Non volevo scoprire dai nostri genitori le novità che evidentemente aveva in serbo. Da bambini avevamo sempre tenuto i nostri segreti lontano da loro, lui sarebbe venuto, doveva venire da me. Ma Leonardo non era venuto, avevo sentito chiudersi la porta della sua camera, che si trovava di fronte alla mia. Ero rimasta lì, rigida e impotente, e non ero riuscita ad addormentarmi per ore. La mattina dopo, Leonardo era entrato canticchiando nella cucina del ristorante, dove io, con una frusta e tutta la rabbia e la disperazione della notte precedente, stavo sbattendo venti tuorli, tre chili di mascarpone e due pacchetti di zucchero a velo fino a renderli spumosi. Anche mamma aveva una frusta in mano e aspettava di sostituirmi. La planetaria, che avevo comprato su consiglio di Leonardo, si era rotta. Il papà era seduto su uno sgabello, beveva un caffè e sfogliava le offerte speciali di Aldi. Leonardo aveva abbracciato mamma, che aveva gongolato come un’intera classe di scolarette. Mi aveva pizzicato di lato. Lo avevo colpito debolmente, non volevo essere gentile. «Mamma, ricordi quando da bambino volevo sempre sposarti?» «Sì!» rispose lei con una voce insolitamente chiara. Io avevo trattenuto il respiro, improvvisamente sapevo cosa sarebbe successo. «Mamma! Papà! Mi sposo! Ho la vostra benedizione?» Si era strofinato la fronte e affrettato ad aggiungere: «È un po’ ridicolo, me ne rendo conto, ma per me è importante che siate d’accordo, quindi, se volete conoscere la mia futura moglie… Si fa così, giusto?»
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