
“Non si può fare cinema col cinema, poesia con la poesia, pittura con la pittura”, amava dire Carmelo Bene, echeggiando una pagina landolfiana di Rien va. “Bisogna sempre fare altro”. Se un’arte (se ha compiuta credibilità di arte) di continuo ci appare protesa sul suo oltre, sul suo impuro – su quel che è altro insomma da sé, così come su quello che, dentro se stessa, è ancora e sempre altro, – ciò è forse perché nessuna arte, nello spingersi verso il vivo nucleo del linguaggio o strumento che la rende possibile, può fare a meno di provare a estinguerlo, quel linguaggio.
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