
La problematica del contatto religioso tra Occidente e civiltà africana, letta attraverso la doppia prospettiva storica ed etnografica.
L’identità dell’Occidente, la vocazione universalistica della sua cultura, si sono modellati nello scontro originario, la differenza e la contesa tra paganesimo e cristianesimo. Non stupisce, quindi, che una simile dinamica storica e mentale si riproduca nell’Africa nera di oggi, teatro di un nuovo epocale contatto religioso tra l’Occidente e la civiltà africana. La cui scena è presentata in questo libro attraverso due prospettive complementari: storica ed etnografica. Nella prima parte, si passano in breve rassegna alcuni scritti degli antropologi occidentali e dei teologi africani, nell’intento di fare emergere i nessi tra la valutazione delle morfologie religiose e la storia del loro contatto. Nella seconda parte, si espongono i risultati di ricerche sul campo e si documentano, a partire dai riti che scandiscono la vita individuale e collettiva, le dinamiche simboliche attraverso cui una società tradizionale africana tenta di concepirsi e tramandarsi nella sua continuità, ma in presenza di logiche religiose concorrenti e contigue. Questo lavoro si fa carico della divaricazione tra la consuetudine etnologica (che seleziona per sua natura la differenza) e la scena del vissuto a cui essa si dedica, dominata dai dinamismi della sintesi e del sincretismo, nella coscienza che ogni intenzione etnologica è insieme documento della società a cui si è votata e della società in cui è nata.
