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La migrazione è diventata uno dei temi più divisivi dell’Europa contemporanea. Per anni è stata trattata come emergenza, come questione morale o come destino inevitabile, sottraendola al confronto politico e alla responsabilità decisionale. Questo libro nasce dalla convinzione opposta: la migrazione è prima di tutto un problema di governo.
Remigrazione analizza il fallimento dell’integrazione come automatismo, la crisi della rappresentanza democratica, il ruolo dei media e delle élites, il peso della demografia e la persistenza del consenso elettorale verso politiche di controllo. Attraverso un percorso rigoroso, il volume ricostruisce le ragioni per cui il dibattito europeo si è progressivamente irrigidito, trasformando il dissenso in tabù e la non-decisione in metodo.
La remigrazione viene qui affrontata non come slogan, ma come strumento politico possibile, da valutare all’interno dello Stato di diritto, con criteri, limiti e responsabilità. Non come soluzione assoluta, ma come affermazione di un principio essenziale: nessuna politica che incide sulla composizione di una comunità può essere considerata irreversibile.
Un saggio che rifiuta la semplificazione e la retorica, e che invita a riportare la migrazione nel suo luogo naturale: quello della decisione democratica. Perché la vera alternativa, oggi, non è tra umanità e controllo, ma tra subire il cambiamento o governarlo.
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