
Amori Fragili 1 (Richelle & Beuriot – Casterman)
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Il cultore di fumetto franco-belga impara presto che, a differenza dei suoi omologhi appassionati di fumetto americano o giapponese, dovrà armarsi di pazienza, visto che, per motivi diversi, le serie dei nostri cugini di Oltralpe escono con cadenze spesso improbe. Motivo per cui sorride in cuor suo quando qualche fan per esempio di certi manga (come Berserk o HunterxHunter) si lamenta per ritardi di pochi mesi. Ne ha viste ben altre, lui: la storia del fumetto francese è ricca di serie anche brevi (in termini di paginazione) che si sono trascinate per anni, con alcuni casi davvero clamorosi. AMOURS FRAGILES non è forse uno dei peggiori, ma sicuramente è in buona posizione.
Questa serie di ambientazione storica, opera di Philippe Richelle e Jean-Michel Beuriot, iniziò infatti ad apparire nel corso del 1997 negli ultimi numeri della gloriosa rivista (À SUIVRE), che assieme a Métal Hurlant fu una delle migliori fucine del fumetto francese degli ultimi decenni dello scorso secolo. Esaurita la pubblicazione del primo albo, che si sviluppa su 84 tavole, ci si sarebbe forse potuti aspettare una edizione in albo, che però non arrivò, forse complice la chiusura della rivista e l’incerto futuro che in Casterman prospettavano, a quel punto, per la serie. Per di più, poco dopo il disegnatore si ammalò abbastanza gravemente, per cui lo sceneggiatore Richelle iniziò a cercare un possibile sostituto. Finalmente, nel 2001 arrivò il classico albo cartonato nelle librerie, con la copertina di Denis Bodart (che forse qualcuno ricorda per il fumetto Green Manor, edito da Bao), il quale avrebbe dovuto essere il nuovo illustratore. Marcia indietro, però: Beuriot si rimette e decide che è la sua serie e quindi la disegnerà lui. Complice la convalescenza, il secondo albo esce dunque nel 2006 (quasi dieci anni dopo la serializzazione del primo). I successivi cinque volumi appaiono con ritmi abbastanza regolari fino al 2015, con normalissimi scarti di uno o due anni a intervallarli. Poi, un’altra, enorme pausa, che gli autori occupano realizzando altri fumetti e preparando il gran finale: nel 2023, dopo sette anni dal settimo albo e ventisei (!) dall’uscita del primo episodio, escono gli ultimi due volumi, a distanza di pochi mesi.
Tanto tempo passato spiega certi cambi di stile (in una serie comunque abbastanza omogenea) e di rotta, a partire da quel titolo un po’ melodrammatico, adatto – forse – al primo episodio, ma non del tutto in linea con il risultato finale: di amori i nostri due autori parlano, sì, ma Amori fragili è soprattutto un grande affresco sociale sulla Germania (e in parte sulla Francia di Vichy) nella Seconda guerra mondiale, con un gran numero di personaggi e di intrecci e un impiego delle didascalie molto letterario. La parola d’ordine di Richelle e Beuriot è discrezione: le vite dei loro “eroi”, benché punteggiate di fatti talvolta extra-ordinari, sono in realtà molto ordinarie, in un contesto sia pure incredibile come quello del Terzo Reich. Il loro protagonista, Martin, esemplifica bene questa tensione: per niente simpatizzante del nazismo, pur cercando di sostenere come può i movimenti di opposizione fa in fondo poco di concreto, tant’è che rimane nella Wehrmacht per gran parte della serie. È un personaggio, per l’appunto, discreto, che incarna quella “maggioranza silenziosa” di cui da anni la storiografia parla, lontana dagli estremi (virtuosi o negativi). Ricorda un poco Octave, il protagonista degli splendidi Carnets d’Orient che abbiamo tradotto tempo fa; e in generale molti sono i punti di contatto fra le due serie. Forse è per questo che ve la proponiamo, in fondo.
La serie si sviluppa per nove volumi, perlopiù di 54 tavole (uniche eccezioni, il primo e l’ultimo, più lunghi). L’albo iniziale presenta tratti un po’ diversi (ma senza esagerare) dagli altri, in primis quella tenera colorazione ad acquerello che è un peccato si sia persa in seguito. Gli albi 2-3-4, infatti, sono stati colorati in maniera digitale, con risultati non troppo convincenti. A partire dal quinto, Beuriot ha iniziato a far ricorso a una colorista molto brava (che non ha più mollato, per fortuna), che però non è riuscita a restituire completamente il fascino del primo volume. Lo stile di Beuriot, quanto a lui, ci piace molto: è un disegnatore non geniale, ma con un tratto vivo e sprezzato e un bel senso della composizione. Quel tipo di segno che, lontano dalle vette di colossi irraggiungibili come Breccia o Eisner, uno anche non molto dotato può forse sperare di raggiungere con l’esercizio (tanto).
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