
La mer à boire (Blutch)
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Blutch è uno dei tanti autori francesi che per qualche tempo in Italia ha goduto di una certa diffusione (Coconino, QPress e 001 hanno pubblicato alcune delle sue opere), per poi sprofondare, come tanti altri autori francesi, nel buio, almeno per quanto riguarda il nostro paese. Uniche eccezioni, i suoi episodi di Tif et Tondu e di Lucky Luke, pubblicati anche da noi di recente; ma, da riprese di serie classicissime del fumetto franco-belga quali sono, non sono certo rappresentative del suo stile. Zitto zitto, negli anni ha accumulato una discreta bibliografia: e se Peplum, il suo fumetto più famoso, è disponibile in italiano, tanti altri non lo sono.
Considero Blutch un disegnatore stupendo; anzi, sempre più stupendo, perché i suoi ultimi albi sono più belli di quelli per cui è più famoso (come, appunto, Peplum); ma le sue storie mi lasciano sempre un poco interdetto. Mi fa dunque molto piacere proporvi questo bellissimo one-shot, pubblicato un paio di anni fa da un piccolo editore indipendente e che potrebbe diventare una serie, visto che pare che Blutch stia lavorando a un seguito (che non so proprio come potrebbe essere, visto che è una storia perfettamente chiusa).
Mi fa molto piacere, dicevo, intanto perché è disegnato come sempre in maniera sublime, e poi perché l’ho trovata una lettura più appassionante dei suoi altri albi che ho avuto fra le mani. Ci sono tanti fumetti e tante opere in generale che si fregiano dell’aggettivo “onirico”, e che a ben vedere non se lo meriterebbero perché eccessivamente “costruite”, laddove i sogni (ogni notte ne facciamo esperienza) di “costruito” non hanno niente. Viceversa, ci sono anche tante opere che provano seriamente a riportare su carta o su pellicola dei sogni, se non autentici, quantomeno genuini; e sono solitamente noiosissime, visto che i sogni di rado sono avvincenti e in genere parlano solo a chi li fa.
Su questo crinale scivoloso si muove Blutch, che realizza qui una storia sconclusionata come soltanto i sogni sanno essere, piena di frasi interrotte, di voli pindarici e di cose che non tornano; e allo stesso tempo appassionante per quello che lascia intravedere sotto il velo – oltre che ricca di riferimenti fumettistici, in particolare a Hergé e a Manara (Blutch è uno dei pochi autori affermati che conosco che parla volentieri di fumetti altrui), e, soprattutto, molto spiritosa e… sensuale.
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