DISTOPIC 01 – Le battaglie di Alekos (Serena Baldoni)(2026)

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Quando il mondo ha smesso di appartenere agli uomini, quasi nessuno se ne è accorto.
Non è avvenuto con una guerra improvvisa o con il rombo di eserciti alle porte. È successo lentamente, come succedono le cose più terribili: con decreti, con riforme, con promesse di ordine e sopravvivenza. Le nazioni si sono dissolte in un unico sistema governativo globale che ha chiamato sé stesso necessario. Le città sono diventate allevamenti verticali, le campagne campi di produzione, e gli esseri umani… risorse.
La chiamano **politica zootecnica**.
Un sistema perfetto, dicono. Razionale. Efficiente. Scientifico.
Gli uomini sono classificati, nutriti, controllati. Registrati alla nascita, destinati a un ruolo, monitorati fino alla fine. Come bestiame ben custodito, nel nome della stabilità del pianeta e della sopravvivenza della specie.
Ma la storia ha sempre avuto un difetto: non riesce mai a eliminare del tutto chi resiste. In un mondo addestrato all’obbedienza è emersa una figura che il sistema non aveva previsto. Non un simbolo creato dal potere, ma una crepa nel suo progetto.
Lo chiamano **Alekos**.
Il suo nome viene da una lingua antica, sopravvissuta ai secoli e alle censure. Significa *protettore*. *Difensore dell’umanità*.
Nessuno sa con precisione chi fosse prima che iniziasse la guerra silenziosa. Alcuni dicono fosse uno dei tecnici del sistema. Altri giurano che sia nato nei distretti di produzione, tra le file di uomini numerati. C’è chi sostiene che Alekos non sia nemmeno una sola persona, ma un’idea che continua a rinascere.
Quello che sappiamo è questo:
Dove il governo globale costruisce recinti, lui apre varchi.
Dove il sistema cataloga gli esseri umani come unità biologiche, lui ricorda che sono ancora persone.
Dove la paura mantiene l’ordine, lui porta il caos necessario alla libertà.
Le sue battaglie non vengono trasmesse sugli schermi ufficiali. Non esistono nei registri dello Stato. Ma esistono nei sussurri delle città sotterranee, nelle rotte clandestine, nei racconti di chi è riuscito a fuggire dai distretti.
Ogni volta che un convoglio di “risorse umane” scompare.
Ogni volta che un centro di controllo smette di trasmettere.
Ogni volta che qualcuno riesce a ricordare cosa significhi essere libero… qualcuno dice che Alekos è passato di lì. Questo libro non racconta la nascita di un eroe. Racconta la sopravvivenza dell’umanità in un mondo che ha deciso di trattarla come un allevamento.
E racconta l’uomo — o il mito — che ha scelto di combattere quando tutti gli altri avevano già accettato di essere addomesticati. Se queste pagine esistono, è perché la guerra non è ancora finita. E perché, da qualche parte tra le rovine del vecchio mondo, Alekos sta ancora combattendo.

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