Due monete (Bao 2020-09-10)

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Un tratto inconsueto e fortemente riconoscibile già dalla copertina del libro ci catapulta in questo viaggio africano. Due monete, fumetto d’esordio come autrice unica della spagnola Nùria Tamarit, è un racconto di volti, di condivisione e di riscoperta dell’essenziale della vita.

Una madre e una figlia adolescente partono dalla Spagna per un villaggio del Senegal dove Sabina, la madre, propone un progetto di edilizia sostenibile che potrà vedere la luce grazie alle sue conoscenze tecniche e al riciclo di materiali locali. La figlia Mar, vera protagonista del racconto, ha inizialmente un atteggiamento accondiscendente, che si trasforma presto in intolleranza alla prime difficoltà dovute alla mancanza del Wi-Fi o dell’acqua corrente.

L’attitudine di Mar inizia a cambiare nel momento in cui entra in contatto con una sua coetanea del luogo, Astou, con la quale scopre piano piano la cultura locale acquisendo maggiore consapevolezza di sé. L’esperienza africana di Mar parte dal pregiudizio e passa attraverso la curiosità e la conoscenza. Un viaggio fisico e mentale che la rende al suo ritorno una giovane donna con maggiore coscienza; in particolare, l’amicizia con Astou apre nella protagonista interrogativi su questioni che mai l’avevano toccata.

Un esempio su tutti è rappresentato dal bilanciamento tra il tempo del lavoro e il tempo del riposo. Mar non comprende inizialmente come sia possibile passare tanto tempo a riposare. In verità non è chiaro se le spiegazioni dell’amica africana su quanto i toubab (donne e uomini bianchi) siano ossessionati dall’essere ‘produttivi’ in ogni momento la convincano e inneschino nella ragazza un cambio di atteggiamento. Lo stesso discorso vale per la frustrazione che avvolge Mar in merito al suo non riuscire a essere sempre connessa con il suo smartphone. Alcune scene la vedono isolata e contrariata, completamente in contrasto con l’ambiente circostante, caratterizzato dalla calma e dalla scansione dei tempi dell’essere umano e della natura.

Gli argomenti che vengono toccati da questo libro sono interessanti e aprono la strada a prospettive nuove per noi occidentali. Forse il tema della condivisione degli oggetti è quello più arduo da comprendere per noi tutti, e così è anche per Mar. Secondo l’usanza locale le ‘cose’ non hanno una proprietà e appartengono a chiunque, appartengono alla comunità. In questo modo quando qualcuno ha necessità può prendere l’oggetto, utilizzarlo e poi renderlo per lasciarne in seguito l’utilizzo ad altri. Riusciremmo noi a concepire questo tipo di condivisione? In una società, quella occidentale, dove sono le cose a definire la persona, dove gli oggetti rappresentano degli status symbol, come possiamo anche solo considerare questa ipotesi di vita?

Questi sono i dubbi di Mar sull’argomento e in quel momento Mar rappresenta tutti noi. E nonostante le venga spiegato che questo è il modo di combattere le differenze e la povertà, torna a digitare sul suo smartphone, a rivendicare i propri oggetti e a trovare impossibile una vita senza le comodità minime del primo mondo.

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