Guardati dal beluga magico (Bao Publishing 2018-04-26)

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Il racconto breve è strutturato in maniera lineare, seguendo sempre le vicende del suo alter ego, questa volta però ripercorre le sue origini. Il mood dietro è amaro, lo si percepisce e si sente aleggiare, pur sdrammatizzando sempre in piccole gag che poi finiscono col metterti il sorriso. Sorriso che, quando va via, lascia molti pensieri e riflessioni. Ottima cosa in verità, perché Cuello tocca temi delicati: ricordi e malinconia, senso di esclusione, integrazione e appartenenza. Lo fa in modo profondo ma non pesante e totalmente personale, nel senso che riflette esattamente la visione della vita dell’autore. Il perfetto equilibro ancora deve essere trovato ma l’autore si sta perfezionando in tempi velocissimi.
La forma invece richiama il racconto Canto di Natale di Charles Dickens. Guidato dalla sua versione malinconica in abiti ottocenteschi, il protagonista ritornerà nella sua casa dell’infanzia. In quel luogo, cercherà ciò che aveva dimenticato. I momenti sono toccanti, soprattutto i ricordi legati ad un certo momento che non vi sveliamo. Sopra questa sua digressione nel profondo, c’è lui, il Beluga malefico. Tanto carino e tenero quanto infido e pericoloso. Rappresenta, appunto, la Paura. Quella che non ha senso magari per gli altri ma che ci terrorizza. È angoscia, preoccupazione, quel qualcosa che paralizza e raggela. Soltanto dopo aver incontrato la sua versione adolescente e aver scoperto di aver già affrontato con successo il Beluga Magico, in passato, Daniel prende coscienza di sé e di ciò che deve fare:eliminarlo una volta per tutte.
Al tutto si aggiunge un segno tratteggiato e semplice, seguito e coadiuvato della colorazione con toni caldi, ormai marchio dell’autore, capace di accompagnare al meglio le fasi del racconto.

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