
Breve volumetto, un libello, un pamphlet che parte dal presupposto che la situazione politica, ma anche culturale e sociale del nostro Paese sia grave, pericolosa, in una china involutiva che non sembra facilmente arrestabile, anche perché è facile rintracciare una tendenza storica, nel popolo italiano, al fascino populista, all’individualismo e all’opportunismo.
Oggi – ritiene l’autore – occorre che ogni cittadino consapevole si metta in gioco, entri in politica; una politica diffusa, una politica come capitale sociale messo a disposizione della comunità, incominciando col dire, in maniera chiara, perché questo governo è pericoloso, perché la politica degli annunci e delle fake news è deleteria, perché solo l’uscita dalle ideologie del Novecento potrà (forse) farci uscire dal pantano.
E l’uscita dal Novecento è la chiave di volta del testo; oggi manca una qualunque opposizione credibile a Salvini e a Di Maio perché le ideologie dominanti a sinistra (o comunque in quei pressi) sono obsolete, usurate e certamente perdenti rispetto a quelle assai più facili da comprendere del populismo della Tetra Repubblica (come l’ha definita Cerasa). Alla Sinistra, o comunque all’opposizione riformista, ragionevole, europeista, manca l’attualità del linguaggio e delle idee, manca un lessico (a iniziare proprio dall’abusata ‘Sinistra’), manca un programma, manca un leader.
L’autore non si limita all’analisi critica ma si sforza di proporre una linea d’azione, una possibile pratica politica, non pensando ai partiti e alla politica parlamentare ma all’accensione di 100 fuochi di ragione da parte di giornalisti, intellettuali, operatori di servizi sempre più penalizzati da distorte logiche pubbliche, professionisti con competenze avvilite, cittadini non affascinati dalle sirene del pensiero ipersemplificato.
