PDF

Alla metà del VI secolo l’impero bizantino vive forse il momento del suo massimo splendore. All’opera di assestamento interno, culminata significativamente nella grandiosa sintesi legislativa del Corpus Iuris e delle Novellae, la personalità poliedrica di Giustiniano I (527-565) può far corrispondere un impegno politico e militare che, grazie all’opera di prestigiosi generali, primo tra tutti Belisario, fa per l’ultima volta del Mediterraneo un lago romano. I contemporanei ebbero piena coscienza dell’eccezionalità della loro epoca, una coscienza che si manifesta nei modi più vari e complementari: dalla classica prosa dello storico Procopio di Cesarea, che si fa epico narratore, pur nell’attenta analisi politica, delle campagne della riconquista romana in Oriente e in Occidente, alla maestà ineguagliata, che riempi di meraviglia magnati e popolo di Bisanzio, come riempie ancora oggi di ammirazione il visitatore, del monumento che, per decisione e con la partecipazione di Giustiniano, Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto elevarono, nella capitale dell’oikoumene, alla Santa Sapienza di Dio: e i versi elegantissimi di Paolo Silenziario, recitati alla presenza dello stesso Giustiniano, avrebbero descritto l’insieme dell’edificio e in particolare l’artistico ambone di quella che rimarrà nei secoli, per antonomasia, la « Grande Chiesa ». È ancora, questa, l’epoca in cui risuona a Costantinopoli il canto ispirato del diacono siro Romano il Melode nelle volute solenni e insieme agili e fresche del kontakion, prima e somma espressione della grande innografia liturgica bizantina. Il quinto concilio ecumenico, svoltosi a Costantinopoli nel 553, verrà quasi a sottolineare la complessa ricchezza, e anche le tensioni, di questo tempo.

Download
FILESTORE