
La sottile affinità del Praz con le personalità bizzarre, ambigue visionarie o sublimi, trova in questo volume, che conclude la sua trattazione storica della letteratura inglese, una perfetta consequenzialità. William Blake, Jane Austen, John Keats, Coleridge e tutta la fioritura di scrittori romantici sembrano offrire la giusta dose di lievito all’intelligenza del critico. Il quale ci conduce, passando attraverso il parziale ritorno di razionalismo nell’ambito stesso della sensibilità e del gusto romantici che ha caratterizzato il periodo vittoriano, all’estetismo della fine dell’Ottocento e alla nuova temperie venuta affermandosi nel periodo che approssimativamente coincide con la prima guerra mondiale. Nell’ultimo capitolo, intitolato «L’età dell’ansia», l’autore cerca di dare per la prima volta un assetto sistematico e un nome alla letteratura della prima metà del Novecento.

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