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L’ambizione di questo testo è quella di spiegare come l’Operational Resilience non sia unicamente una questione tecnica, ma anche e soprattutto un aspetto strategico e culturale, comprendendo le principali differenze tra continuità operativa e resilienza operativa.
La pandemia di COVID-19 ha messo in luce i limiti del concentrarsi esclusivamente sulla sopravvivenza durante le interruzioni. Mentre la continuità operativa enfatizza il mantenimento delle “operazioni critiche durante periodi di interruzione non pianificata”, la resilienza operativa promuove un adattamento proattivo a un ambiente in continua evoluzione. Il passaggio è da semplicemente “ripristinare le attività esattamente come erano prima dell’evento” a “gestire il cambiamento, ridurre gli impatti e definire una nuova normalità operativa.”
Una distinzione chiave risiede nella percezione del rischio. I piani di continuità operativa si concentrano principalmente sulla mitigazione della probabilità di interruzioni. Al contrario, la resilienza operativa ne riconosce l’inevitabilità, spostando l’attenzione da “se qualcosa accadrà a quando qualcosa accadrà.”
Questo approccio assicura che le organizzazioni siano meglio preparate per una gamma più ampia di potenziali minacce.
Mentre la continuità operativa enfatizza processi e procedure per tornare a uno stato pre-interruzione, la resilienza operativa favorisce un quadro olistico e integrato radicato nella cultura organizzativa. Ciò include “guardare le operations da tutte le angolazioni” e sfruttare “un insieme diversificato di competenze, esperienze e leadership” per garantire collaborazione e integrazione tra tutti i dipartimenti.
La resilienza operativa si basa sulle fondamenta poste dalla continuità operativa. Invece di concentrarsi esclusivamente su un insieme limitato di processi, incoraggia una “strategia più approfondita” che si deve adattare al contesto aziendale in continua evoluzione.
La resilienza Operativa rappresenta, quindi, la capacità di un’organizzazione di continuare a operare e di rispondere efficacemente a eventi distruttivi, ma anche ad incidenti nel day-by-day, mantenendo il controllo delle proprie funzioni essenziali e adattandosi alla nuova contingenza emersa.
Strategicamente, l’Operational Resilience deve essere integrata nella pianificazione aziendale e nelle decisioni a lungo termine. Questo significa che le organizzazioni devono considerare la resilienza come una priorità non negoziabile, inserendola nelle loro strategie, comprese quelle evolutive e quelle di business continuity e disaster recovery.
Dal punto di vista culturale, la resilienza operativa richiede un cambiamento di mentalità a tutti i livelli dell’organizzazione.
Il testo include una introduzione alla normativa DORA nei suoi elementi essenziali.
Successivamente saranno illustrate 20 riflessioni che esploreranno in dettaglio gli aspetti operativi e culturali del percorso implementativo della conformità alla resilienza operativa.
Queste riflessioni vogliono aiutare a ragionare sulle linee guida pratiche, sui punti principali su cui focalizzarsi, e su come implementare una cultura della resilienza che sia integrata e radicata nelle operazioni quotidiane dell’organizzazione.
Si vuole fare in modo che non sia necessario controllare sulle normative ogni singolo aspetto di questo percorso, ma comprendere l’esigenza del regolatore in modo più profondo, riuscendo così a rispettare meglio la prospettiva normativa e a progettare un’evoluzione coerente, sostenibile e progressiva nel tempo.
L’ultima parte del testo include 300+ domande e le relative risposte per gli articoli dal 1 al 31 della normativa DORA. Andare attraverso queste domande e risposte, dopo aver letto le 20 riflessioni, consente di consolidare la propria conoscenza sulla normativa e sugli impatti implementativi nella propria azienda.
La pandemia di COVID-19 ha messo in luce i limiti del concentrarsi esclusivamente sulla sopravvivenza durante le interruzioni. Mentre la continuità operativa enfatizza il mantenimento delle “operazioni critiche durante periodi di interruzione non pianificata”, la resilienza operativa promuove un adattamento proattivo a un ambiente in continua evoluzione. Il passaggio è da semplicemente “ripristinare le attività esattamente come erano prima dell’evento” a “gestire il cambiamento, ridurre gli impatti e definire una nuova normalità operativa.”
Una distinzione chiave risiede nella percezione del rischio. I piani di continuità operativa si concentrano principalmente sulla mitigazione della probabilità di interruzioni. Al contrario, la resilienza operativa ne riconosce l’inevitabilità, spostando l’attenzione da “se qualcosa accadrà a quando qualcosa accadrà.”
Questo approccio assicura che le organizzazioni siano meglio preparate per una gamma più ampia di potenziali minacce.
Mentre la continuità operativa enfatizza processi e procedure per tornare a uno stato pre-interruzione, la resilienza operativa favorisce un quadro olistico e integrato radicato nella cultura organizzativa. Ciò include “guardare le operations da tutte le angolazioni” e sfruttare “un insieme diversificato di competenze, esperienze e leadership” per garantire collaborazione e integrazione tra tutti i dipartimenti.
La resilienza operativa si basa sulle fondamenta poste dalla continuità operativa. Invece di concentrarsi esclusivamente su un insieme limitato di processi, incoraggia una “strategia più approfondita” che si deve adattare al contesto aziendale in continua evoluzione.
La resilienza Operativa rappresenta, quindi, la capacità di un’organizzazione di continuare a operare e di rispondere efficacemente a eventi distruttivi, ma anche ad incidenti nel day-by-day, mantenendo il controllo delle proprie funzioni essenziali e adattandosi alla nuova contingenza emersa.
Strategicamente, l’Operational Resilience deve essere integrata nella pianificazione aziendale e nelle decisioni a lungo termine. Questo significa che le organizzazioni devono considerare la resilienza come una priorità non negoziabile, inserendola nelle loro strategie, comprese quelle evolutive e quelle di business continuity e disaster recovery.
Dal punto di vista culturale, la resilienza operativa richiede un cambiamento di mentalità a tutti i livelli dell’organizzazione.
Il testo include una introduzione alla normativa DORA nei suoi elementi essenziali.
Successivamente saranno illustrate 20 riflessioni che esploreranno in dettaglio gli aspetti operativi e culturali del percorso implementativo della conformità alla resilienza operativa.
Queste riflessioni vogliono aiutare a ragionare sulle linee guida pratiche, sui punti principali su cui focalizzarsi, e su come implementare una cultura della resilienza che sia integrata e radicata nelle operazioni quotidiane dell’organizzazione.
Si vuole fare in modo che non sia necessario controllare sulle normative ogni singolo aspetto di questo percorso, ma comprendere l’esigenza del regolatore in modo più profondo, riuscendo così a rispettare meglio la prospettiva normativa e a progettare un’evoluzione coerente, sostenibile e progressiva nel tempo.
L’ultima parte del testo include 300+ domande e le relative risposte per gli articoli dal 1 al 31 della normativa DORA. Andare attraverso queste domande e risposte, dopo aver letto le 20 riflessioni, consente di consolidare la propria conoscenza sulla normativa e sugli impatti implementativi nella propria azienda.
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