17. Settembre 2026 | Italiano | ASIN: B0HK64LN9W | Pagine 230 | Epub | 344.17 KB

Riccardo Bergamini – La parte che resta nostra: Creativita’ umana e intelligenza artificiale: chi fa che cosa, come si impara, come si arriva ai primi risultati veri (2026)

Da tre anni, in ogni sala dove si parli di arte e di macchine, va in scena lastessa discussione. Da una parte c’e’ chi dice che l’intelligenza artificialeuccidera’ la creativita’ umana. Dall’altra c’e’ chi dice che e’ solo unostrumento, come il pennello. Il pubblico si divide, ognuno applaude la propriameta’, e alla fine tutti tornano a casa come erano venuti.Questo libro parte da un’idea diversa: che la domanda sia mal costruita.”L’intelligenza artificiale e’ creativa?” somiglia a una domanda seria e non loe’, per la stessa ragione per cui non lo e’ “il pianoforte e’ musicale?”. Ladomanda che invece produce risposte e’ un’altra: chi ha costruito questosignificato, con quali scelte, per quale pubblico?Dentro ci sono:- che cos’e’ la creativita’ quando si smette di darla per scontata: originalita’ ed efficacia, le tre lenti di Margaret Boden, il ciclo fra divergenza e convergenza – e perche’ la macchina e’ formidabile su una meta’ e assente sull’altra;- che cosa fa davvero un modello generativo, spiegato senza matematica: lo spazio latente, le zone dense e quelle rade, perche’ la casualita’ non e’ un difetto e perche’ l’allucinazione non e’ un guasto;- la divisione del lavoro, voce per voce: che cosa conviene delegare, che cosa no, e la zona grigia in mezzo;- come si studia: i primi trenta giorni, un esercizio alla volta, il quaderno di bordo, e i cinque errori che fanno quasi tutti;- come si sta insieme alla macchina un giorno qualsiasi: la giornata divisa, chi comincia, dove si mette la mano, e quando conviene staccare;- come si arriva ai primi risultati oggettivamente validi, con cinque prove che non dipendono da quello che pensi tu ne’ da chi ti vuole bene;- il giudizio come mestiere: selezionare, scartare, curare, fermarsi – e il problema nuovo di chiudere un lavoro che si potrebbe rigenerare all’infinito;- lo stile come sedimento di un vincolo, e i numeri di uno studio su trecento autori che dice una cosa scomoda: lo strumento alza il pavimento e non alza il soffitto;- il caso David Salle, che ha addestrato un modello sul proprio archivio per due anni, non usa nessun prompt, e dipinge sopra gli output a olio;- i casi che si citano sempre – Rembrandt, Belamy, CAN, Unsupervised, Botto – e le sei cose che tutti ripetono e che alla verifica non reggono;- il diritto senza avvocatese: l’ordinanza italiana che viene citata al rovescio, la regola americana dell’autore umano, i seicento prompt che non sono bastati, e che cosa resta protetto;- l’Europa: che cosa deve fare concretamente un artista dal 2 agosto 2026, compresa l’eccezione per le opere manifestamente artistiche, e le quattro clausole da scrivere in un contratto;- la provenienza: le fotocamere che firmano gli scatti, che cosa dimostrano e che cosa no;- il mercato: che cosa e’ crollato di prezzo e che cosa non e’ calato, e la domanda che decide tutto – il tempo risparmiato, dove va?Il tono e’ discorsivo e a tratti divertente. Non c’e’ un metodo garantito,perche’ non ne esiste uno. Non c’e’ la frase secondo cui chi non si adeguarestera’ indietro, perche’ serve a vendere corsi e non a lavorare meglio. E nonc’e’ una previsione su come andra’: quelle fatte nel 2022 sono invecchiate indiciotto mesi.Un libro per chi ha paura che gli venga tolta la cosa che lo definisce – e perchi sospetta, giustamente, che non si possa toglierla, ma che si possa lasciareandare un giorno alla volta.

 

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