
Questo libro ricostruisce la storia dell’ultima restaurazione di Francesco II Sforza e della fallita autopromozione imperiale di Massimiliano Stampa, fratello di latte del duca, riservando particolare rilievo soprattutto alla politica artistica promossa dai due personaggi e dal loro entourage tra il 1530 e il 1552 circa. In tale periodo, infatti, il panorama artistico milanese ha assunto caratteri anomali rispetto a quello degli altri centri italiani. Dopo la crisi causata dalle Guerre d’Italia, che coinvolse tutti gli artisti residenti nello stato sforzesco, si creò una sorta di stasi per molti aspetti favorita da Francesco II, poco incline ad accettare gli schemi del montante manierismo e attratto invece da un compromesso tra l’arte della generazione precedente alla sua e un ‘moderno’ votato alla rappresentazione del decoro e della devozionalità. In potenza le sue scelte artistiche avrebbero potuto conseguire risultati orginali, ma la morte, che lo colse prematuramente l’1 novembre 1535, impedì il compimento di ogni disegno ducale. Massimiliano Stampa consegnò allora il castello e lo stato di Milano a Carlo V senza però ricavarne, come aveva auspicato, incarichi di prestigio nell’apparato amministrativo: promosse comunque il diffondersi del manierismo nello stato e gestì munificamente l’unica corte davvero milanese della metà del secolo, frequentata da artisti e letterati. Oltre a rendere conto delle trasformazioni del gusto, il libro getta luce sulla genesi del cambiamento della produzione artistica lombarda volta, dagli anni Quaranta in poi, soprattutto alla realizzazione di preziosi oggetti suntuari e da Kunst-und-Wunderkammern ricercati da tutte le corti europee. Sviluppato su una base spiccatamente interdisciplinare, lo studio associa gli strumenti della storia dell’arte a una capillare ricerca archivistica e presenta una gran messe di documenti inediti.
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