
Il filo conduttore di questo lavoro è sociologico. La cornice concettuale che attraversa l’intero libro — la distinzione tra il decidere e lo scegliere, il continuum della tolleranza dell’incertezza, lo scarto tra le premesse che un sistema esibisce e quelle su cui effettivamente opera, la chiusura della deliberazione come atto istituzionale — è di matrice sociologica, e resta invariante da un capitolo all’altro.Le altre discipline non intervengono però come contorno illustrativo, e nemmeno secondo un ordine stabilito in anticipo. Il criterio adottato è il seguente: il fenomeno del decidere viene affrontato là dove si manifesta, e viene descritto e interpretato con gli strumenti delle discipline pertinenti all’ambito in cui si manifesta. Se il caso in esame appartiene alla vita di coppia, interverranno la psicologia sociale, l’antropologia culturale e la storia delle forme familiari; se appartiene a un’organizzazione complessa, interverranno la sociologia delle organizzazioni e gli apparati elaborati dalla teoria della gestione d’impresa; se riguarda il singolo decisore sotto pressione, la psicologia individuale e la ricerca sulla decisione naturalistica.Il libro impiega inoltre un criterio metodologico che vale la pena rendere esplicito, perché ricorre in più punti. Quando due tradizioni di ricerca prive di contatto documentabile giungono a isolare la medesima struttura, la convergenza costituisce un elemento a favore della realtà di quella struttura, e non di un prestito concettuale dall’una all’altra. Il criterio è impiegato a proposito dei costrutti clinici e psicologico-sociali dell’incertezza, degli stili decisionali nella coppia e nell’organizzazione, e delle pratiche di revisione sviluppate indipendentemente in ambito militare, informatico e clinico.
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